L’amarone della valporicella: un vino tutto italiano tipico del veronese

Uno dei vini più noti della provincia di Verona è senz'altro l'amarone della Valporicella, uno dei vini a denominazione di origine controllata e garantita passiti più consumati. L'amarone viene prodotto tipicamente nella zona di Fumane, Negrar, Marano di Valpolicella, San Pietro in Cariano, Sant'Ambrogio di Valpolicella, Valpantena, Val Tramigna, Val d'Illasi, Val di Mezzane.

Essendo una produzione di origine controllata, è possibile produrre l'amarone solo con alcuni specifici vitigni, le cui uve si usano in diverse percentuali, come il Corvina, il Corvinone, il Rondinella. Appena versato sul bicchiere si nota subito il colore rosso melograno, dopo una lieve ossigenazione (facendo ondeggiare leggermente il vino nel bicchiere) si può sentire il suo profumo tipico e marcato; avvicinando al palato e assaggiando il vino si nota un sapore rotondo, felpato ed equilibrato.

Come mai l'amarone si chiama così? Probabilmente, data la chiara origine Veronese del vino, l'amarone prese questo nome con l'intento di differenziarlo chiaramente dal Recioto della Valporicella, un secondo vino che potrebbe essere "imparentato" in qualche modo con l'amarone e che potrebbe averne scaturito le origini: i due vini infatti differiscono per il fatto che il recioto è un passito dolce mentre l'amarone è un passito secco.

L'amarone presenta il proprio sapore marcato a causa del suo lungo appassimento delle sue uve, di circa 120 giorni, che permette all'acqua di sparire in gran parte ma agli zuccheri di rimanere e conservarsi intatti, e dopo l'appassimento viene pigiata e si dà finalmente inizio, a temperature basse, alla fermentazione, che durerà fra i 30 ed i 50 giorni; l'amarone viene utilizzato anche per la produzione di altri vini, spesso non solamente tramite miscela, come nel curioso caso del vino ripasso, come possiamo capire anche dalle origini del suo nome.

In cucina l'amarone si abbina ottimamente con gli spezzatini, gli arrosti, la selvaggina; spesso viene anche abbinato ad alcuni primi come pasta e fagioli, ma anche a salumi e formaggi stagionati.

Le origini di questo vino vanno a perdersi molto indietro nel tempo, tanto che lo stesso Catullo, nel carme 27, ne potrebbe aver parlato, indicandolo come "calices amariores" (bicchieri più amari); anche il politico romano Cossidoro ne dà testimonianza, e si dice che lo stesso vino fosse bevuto alla tavola del re degli ostrogoti Teodorico. Anche nell'editto di Rotari viene citato assieme a punizioni verso i ladri; pare che nel 1503 venga citata anche una valle dedicata alla produzione di Amarone della Valpolicella, indice che il vino era ancora apprezzato e diffuso all'epoca; infine intorno al 1968 è arrivato il riconoscmento della Doc per l'amarone e oggi rimane uno dei vini più conosciuti e commercializzati tipici della zona di Verona.

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