Pasta ca “norma”

Pasta catanese alla “norma”

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Ricetta tratta da “Il libro d’Oro della Cucina e dei Vini di Sicilia” scritto da Pino Correnti, editore edito da Mursia…

”un’opera eclettica che appassionerà non soltanto il gastronomo raffinato e l’amante della cucina popolare, il buongustaio e la casalinga, ma anche l’intellettuale, il turista, l’uomo d’affari il curioso. E, per finire, va letta da chiunque voglia o cerchi di conoscere la Sicilia ed anche da chi la conosce o crede di conoscerla”

Ingredienti: 650 g di spaghetti o penne o cavatieddi modicani; 1 Kg di pomodori maturi; 3 melanzane piccole; 2 spicchi d’aglio (io preferisco 1 cipolla divisa in due da togliere dopo la cottura); foglie di basilico fresco; 150 g di ricotta salata e infornata grattugiata; olio d’oliva, sale.

Una gloriosa ricetta squillante di profumi e sapori: spaghetti al dente, direttamente sollevati con forchettone dalla pentola e scolati in aria, poi adagiati sul piatto, subito cosparsi di una abbondante nevicata di ricotta salata e infornata (riscaldare la grattugia), su cui verrà adagiata una densa coltre di salsa di pomodoro fresca insaporita con aglio e foglie fresche di basilico. Infine le fette ancora calde di melanzane fritte nell’olio, ma prima messe a scaricare l’amaro come sappiamo (si tagliano le melanzane a fette e si immergono in acqua  salata). Poi occorre una seconda informaggiata di ricotta, perché “Norma” a Catania non solo significa “Musica”, ma anche il “non plus ultra” di ogni cosa: infatti l’omaggio al Cigno catanese, autore di Norma, è stato ed è sempre senza riserve. Ma anche se dovessimo scrivere “norma” con la enne minuscola, avremmo sentenziato: pasta secondo l’alta tradizione degli antichi buongustai catanesi.

Pari ‘na Norma”, sembra una Norma, era ed è il paragone corrente per l’iperbolica mania di cui sono sempre stati affetti gli abitanti della città dell’anima mia. Da quando questo paragone è stato dedicato alla popolare pasta?

Nel 1920 in casa Musco-Pandolfini in via Etnea, si svolse un pranzo che adesso ci appare in tutta la sua storica prospettiva. Il grande attore e mimo catanese Angelo Musco era ancora celibe e viveva presso la diletta sorella Anna, sposata con Giuseppe Pandolfini. La coppia aveva due figli, il celebre caratterista Turi Pandolfini e Janu, prima teatrante, poi titolare di un notissimo negozio d’abbigliamento. Janu era sposato con la signora Saridda D’Urso, nel cui appartamento troviamo riuniti a tavola Angelo Musco, Turi e Janu Pandolfini e i noti commediografi e giornalisti Nino Martoglio, Pippo Marchese e Peppino Fazio. Quando Donna Saridda portò a tavola gli appetitosi spaghetti con la salsa di pomodoro, basilico, melanzane fritte e ricotta salata grattugiata, dopo le prime religiose forchettate, da quel galante poeta e buongustaio che era, Nino Martoglio volle complimentarsi con l’autrice con queste precise parole: “Signora Saridda, chista è ‘na vera Norma!”. Naturalmente, stante la presenza di tanti e così autorevoli “gazzettini”, la frase immediatamente si riseppe in tutta via Etnea, da sempre salotto e curtigghiu dei catanesi. E dunque Nino Martoglio, indimenticato autore di Centona e delle più vivaci commedie del teatro siciliano, viene definitivamente accreditato dell’onore di aver ufficialmente battezzato “alla Norma” la popolare pasta catanese, anche se, come appare probabile, non fece altro che ripetere una felice espressione già coniata con straordinaria efficacia dal popolo, per un diretto ma sentitissimo omaggio all’arte di Vincenzo Bellini.

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