LIBRI | Il 2018 in libri

LIBRI | Il 2018 in libri

In questi giorni ho potuto constatare che il 2018 è stato un annus horribilis non solo per me ma per molte persone che non aspettavano altro che la notte del 31 per liberarsi catarticamente di un anno piuttosto scomodo. Una bella notizia per tutti: è finito! Per quanto mi riguarda quello che per me lo ha reso decisamente più sopportabile è stata senz’altro al lettura.

Nei momenti più difficili in cui una nera pigrizia ed un umore tetro mi inchiodavano a casa, l’unica attrattiva che consentiva alle ore di trascorrere più serenamente sono stati i fedeli romanzi che hanno assorbito completamente il mio tempo libero. Quindi da tradizione (ormai questa rubrica è abbastanza sostanziosa, ecco i link agli anni precedenti: 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017) , inauguro l’anno con l’elenco dei libri che mi hanno accompagnato nel 2018, sperando di essere di ispirazione a chi non sa come trascorrere qualche ora buia.

Fëdor Dostoevskij, L’idiota. Un romanzo russo all’anno bisogna leggerlo. Non perché lo dica il dottore ma perché in quanto ad autori capaci di scuotere l’interiorità personale e a far riflettere sulla natura dell’uomo nessuno è come i russi. E con il tempo inizio ad apprezzare sempre di più Dostoevskij, ritrattista della debolezza e della dualità umana impareggiabile. E non dimentichiamoci che “la bellezza salverà il mondo”.

Michel Houellebecq, Le particelle elementari. Due fratelli completamente diversi ma accomunati dall’estrema debolezza caratteriale dimostrata in maniera differente: uno è ossessionato dal suo lavoro di biologo molecolare, pur essendo contemporaneamente arrivato al disinteresse nei confronti della sua unica devozione vitale; l’altro ha una gravissima dipendenza da sesso che renderà la sua vita incompleta ed infelice. Due fratelli che sembrano quasi un’unica persona, Dr Jekyll e Mr Hyde, inconciliabili eppure tenuti assieme da un sottile filo genetico e familiare altrettanto controverso quanto la loro indole.
Philip Roth, L’umiliazione. Roth ha un talento unico nell’indagare la natura umana, che nei suoi romanzi è quasi sempre egocentrica, cupa, contrastata. Un grande attore di teatro di mezz’età non riesce più a recitare perché ha completamente perso il suo talento e cerca di riappropriarsene attraverso la rivendicazione sessuale su una donna di cui si innamora ma che contemporaneamente cerca di manipolare per renderla come lui desidera. Vicende crude e scrittura magistrale caratterizzano come sempre i romanzi di Roth che resta uno dei miei autori preferiti.
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare. I romanzi familiari sono i miei preferiti. In questo la storia di una famiglia dell’autrice, i Levi, è raccontata attraverso il loro idioletto: grazie all’insieme dei caratteri linguistici propri ed esclusivi del suo nucleo familiare viene tratteggiata la storia dall’infanzia all’età adulta della Ginzburg, dalle espressioni tipiche del padre in triestino ai giochi di parole fra fratelli. Un romanzo fortemente intimistico che induce subito a pensare al proprio lessico familiare, a tutte le locuzioni che legano genitori e figli, fratelli e sorelle, attraverso relazioni incomprensibili dall’esterno ma indissolubili. Nel contempo si stagliano nello sfondo alcuni avvenimenti drammatici che caratterizzano la biografia della scrittrice, dalle persecuzioni agli ebrei  all’avvento del Fascismo, dall’uccisione del marito Leone Ginzburg da parte dei tedeschi al suicidio dell’amico Cesare Pavese. Annovero Lessico famigliare senza alcun dubbio fra i libri migliori del 2018 ed è certamente uno dei miei libri preferiti in assoluto per la potenza emotiva e per il ritratto di un’epoca storica cruciale dipinto con una semplicità ed una tenerezza che solo un grande autore sa fare.

Erik Larson, Il diavolo e la città bianca. Sullo scenario della costruzione dell’Esposizione Universale di Chicago del 1890 si susseguono misteriosi omicidi perpetrati dalla mano di H. H. Holmes, realmente esistito. Ma la storia del serial killer non è l’unica ad appassionare: gli amanti di storia dell’architettura ed ingegneria troveranno veramente avvincente il racconto di come la Città Bianca sia faticosamente emersa sotto la direzione di Daniel Hudson Burnham e John Root. Una lettura piacevole ed un ottima idea da regalare ai vostri amici ingegneri, architetti, paesaggisti, …

Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia. Purtroppo ormai ho capito che Murakami non è nelle mie corde. Ho molto apprezzato Norwegian wood ma tutto il resto che ho letto non è riuscito a coinvolgermi. Sicuramente Kafka sulla spiaggia è stato molto più appassionante di Dance, dance, dance, per esempio, ma l’autore risulta veramente troppo lontano dal mio sentire per rendermelo veramente gradito. 

Philip Roth, L’animale morente. Ancora Roth, ancora un uomo di successo, un distinto professore universitario, estremamente debole davanti alle sue pulsioni sessuali che lo rendono moralmente piccolo o forse semplicemente umano. Questa volta il turbamento è dato dal ritorno dal passato di una donna, una sua studentessa, che ha amato ossessivamente per il suo corpo voluttuoso e dal cui pensiero non si è mai del tutto liberato. Una prova gigantesca di Roth, ma sinceramente non ho mai letto un suo romanzo che non lo fosse.
John Irving, Viale dei misteri. Nella triade dei miei autori americani preferiti assieme a Roth e a Steinbeck c’è da tempo immemore John Irving. Appena è uscito il suo ultimo romanzo sono corsa a comprarlo. Devo però dire che non mi è entrato dentro come gli altri, Hotel New Hampshire o Il mondo secondo Garp, per esempio. Il grande talento di Irving, anche qui confermato, è di rendere “normali” anche le situazioni più surreali, una sorta di realismo magico, ancora più in linea con la vicenda di questo romanzo ambientato prevalentemente in una discarica di Oxaca.
Beatrice Mautino, Il trucco c’è e si vede. Quest’anno ho iniziato ad approcciarmi più criticamente al mondo di YouTube e dei beauty blog e tutto grazie a questo libro e alla sua autrice, una scienziata e divulgatrice, che vi invito a seguire su Instagram per capire i meccanismi del marketing e come questi influenzino le nostre scelte quotidiane in maniera del tutto indebita. Lo sapevate, ad esempio, che non esistono prodotti ipoallergenici?
Cormac McCarthy, La strada. Ricordo nitidamente, quasi scena per scena, l’omonimo film tratto da questo libro che vidi ormai quasi dieci anni fa. Sarà perché le immagini erano talmente crude, sarà perché è una storia che strazia e fa paura perché immagina come si potrebbe ridurre l’umanità a seguito di una catastrofe apocalittica. Questo romanzo non racconta l’apocalisse, racconta quello che succede il giorno dopo, quando l’uomo perde qualsiasi connotazione umana pur di sopravvivere. L’innocenza è incarnata ovviamente da un bambino che riesce a non diventare un animale pur essendo circondato da bestialità e dal padre che cerca di proteggerlo come può, facendo quello che deve ma cercando di non tradire la sua umanità davanti al figlio di cui resta l’unico modello.
Cesare Pavese, La bella estate. Un romanzo che riporta all’adolescenza, ma non perché sia leggero come tematica. Ha la capacità di far rivivere i momenti d’oro di un’età difficile, gli anni della perdita dell’innocenza, dove tutto può essere bello anche se dura un solo istante. Lo avevo già letto quando avevo quindici anni, ma ammetto che l’ho apprezzato anche di più ora, alzando quel velo nostalgico che permea il racconto dall’inizio alla fine.
Dino Buzzati, La boutique del mistero. Di Buzzati non ho letto molto, solamente Un amore e questa raccolta di racconti, tuttavia è nata subito la mia passione per un autore geniale, che ha una potenza espressiva incontenibile. Questi racconti surreali e distopici fanno riflettere sulla realtà con amarezza ed ironia, grattando via ogni patina di perbenismo e lasciando l’uomo nudo e oscuro per com’è nella sua natura più intima.
John Steinbeck, La valle dell’Eden. Insieme a Lessico famigliare è stato sicuramente il miglior libro del 2018. Tutte le tematiche care a Steinbeck racchiuse in un romanzo sofferente e soffocante per la disperazione. Ma se in Furore era la tematica sociale a scuotere gli animi dal profondo, qui è più personale, individuale, familiare. Il parallelismo con il Libro della Genesi e con la storia di Caino e Abele è evidente nella narrazione della storia dei fratelli Trask, Charlie e Adam, a quella di Caleb e Aaron. Sensi di colpa, depravazione, amore, pietà, accettazione, carità cristiana, sono solo alcune delle tematiche raccontate sullo scenario della Salinas Valley, una terra arida e povera come il cuore di molti dei personaggi. La valle dell’Eden raccoglie alcuni degli argomenti più cari a Steinbeck che con la solita penna lapidaria scolpisce una vicenda dura e spigolosa, fino a levigarla alla perfezione. Da leggere, assolutamente.

Pier Paolo Pasolini, Atti impuri. Altra rilettura che avevo fatto in età decisamente giovane. Pasolini è un autore sempre molto duro da digerire, per le tematiche laceranti: qui racconta l’amore estremamente carnale di un giovane maestro per i suoi allievi. La sofferenza della voce narrante entra sotto la pelle e pur non potendo moralmente condividere la sua condotta, è difficilissimo restare distaccati dal suo dolore che suscita un certo compatimento. Sullo sfondo la seconda guerra mondiale nella campagna friulana: tutti luoghi che conosco e che rendono praticamente impossibile il distacco emotivo.

Valeria Fioretta, Se tu lo vuoi. Il primo romanzo della mia amica virtuale Valeria, che conoscerete tutti per il suo blog Gynepraio. E se non la conoscete ancora correte a leggerlo e a comprare il libro che le risate sono assicurate, ma le risate buone, quelle intelligenti, che non sono proprio cosa frequente.
Sun-Tzu, L’Arte della guerra. Uno dei trattati bellici più famosi al mondo soprattutto per il suo largo uso nella gestione aziendale e nell’empowerment personale in genere. Attraverso il racconto di cosa devono o non devono fare esercito, comandanti e generali, vengono esposte teorie estensibili all’organizzazione e al funzionamento di qualsiasi piccola o grande impresa.

Mary Shelley, Frankenstein. Ho letto questo libro ispirato dal meraviglioso personaggio di Penny Dreadful e ovviamente il libro è riuscito a rendere il mostro molto meno mostro di quello che è nell’immaginario comune. Quando ero al Liceo avevo lungamente studiato Frankenstein e la sua Creatura e già allora mi aveva colpito la fragilità di questo essere vivente che non ha chiesto di essere rimesso al mondo ma che non riuscirà mai ad amalgamarsi ad un’umanità che ha veramente poco di umano.

Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore. Ricordo che quando uscì il film, nel lontano 1996, ero andata al cinema con mia mamma e mia sorella a vederlo ed ovviamente, non avendo che undici anni non lo avevo affatto capito e l’ho sempre considerato uno svenevole romanzo sentimentale. Invece è la storia struggente di una donna anziana costretta a crescere la nipote dopo la prematura scomparsa di sua figlia, con la quale aveva un rapporto contrastato. Un romanzo familiare scritto in prima persona in forma epistolare che si legge d’un fiato e che fa riflettere su quanto la vita possa allontanare ma la morte inevitabile riavvicina.

Chiara Gamberale, Adesso. Mi è stato regalato con la dichiarazione “perché ogni tanto ci vuole leggerezza e le storie che finiscono bene ci aiutano a sperare”, affermazione che condivido perfettamente e che in questo volume trova completa realizzazione. Tuttavia questo genere di romanzo non è proprio il mio genere: forse è il romanzo d’amore a non essere proprio il mio genere. A meno che la vicenda non si concluda tragicamente con la scomparsa di uno degli amanti. Come dice sempre mia sorella “a te piace soffrire”.

John Steinbeck, L’inverno del nostro scontento. Fra i vari romanzi di Steinbeck che ho letto questo forse è stato quello che mi è piaciuto meno. Probabilmente perché non l’ho compreso appieno avendolo letto in un momento personalmente complicato che non mi consentiva totale concentrazione. La vicenda non è facile, racconta di un uomo perbene caduto in disgrazia che per ridare ai suoi familiari l’antico lustro che desiderano rischia di rinnegare tutto quello in cui crede con strazianti dilemmi morali. E se la vicenda non è facile, decisamente difficile è la scrittura che non rende il romanzo di immediata comprensione. Lo sconsiglio come lettura serale, perché si rischia di perdere qualcosa di importante.
Piero Chiara, La spartizione. La vita di tre ricche sorelle zitelle che si avviano ai quarant’anni viene completamente scompigliata dall’ingresso in casa di un uomo all’apparenza distinta che decide di accasarsi con una di loro, non importa quale, perché il suo desiderio è di spartirsi fra le tre. Una storia di peccato e simil-incesto nello scenario delle campagne del Lago Maggiore nel momento in cui si sta diffondendo prepotentemente il Fascismo. Un ritmo incalzante, una scrittura contemporaneamente di alto profilo e fruibile che mi ha fatto letteralmente divorare il romanzo in due serate.

Negli anni la lettura è diventato il mio hobby principale (sarà perché sono scandalosamente pigra?!) ma penso che chiamarlo hobby sia riduttivo: per me leggere è una vera passione. Leggere ha la capacità di distaccare dal mondo reale e proiettare in un mondo diverso, a volte migliore, a volte peggiore, ma il punto è che leggere consente di vivere tutte le vite possibili e di sentirle tue, non da spettatore ma da protagonista. Consente di investigare emozioni potenzialmente mai vivibili e di viaggiare mondi inesistenti: leggere è la forma di esplorazione più totalizzante e avventurosa che un essere umano possa sperimentare.

Vi auguro quindi un 2019 di meravigliose letture!

Fonte: LIBRI | Il 2018 in libri

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi