Going (South) East: considerazioni dalle fiere di Dubai e Singapore

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Singapore e Dubai: da dove cominciare? Nel giro di sei mesi mi sono trovato nella necessità/condizione di dover andare alla scoperta del mondo del design in queste due città, potenzialmente due grandissimi hub per un mercato che in Italia sta segnando pesantemente il passo. Probabilmente il settore del design – almeno quello italiano – si trova in un momento cruciale del proprio ciclo nel quale già si era trovata la moda qualche anno fa: quest’ultima si è trasformata, ricreando per sè stessa un’immagine diversa e per il proprio mercato nuove condizioni e regole. Certo, i segmenti e i parametri sono differenti. In ogni caso, guardando alla moria di aziende e alle condizioni del mercato, le considerazioni principali …

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Singapore e Dubai: da dove cominciare? Nel giro di sei mesi mi sono trovato nella necessità/condizione di dover andare alla scoperta del mondo del design in queste due città, potenzialmente due grandissimi hub per un mercato che in Italia sta segnando pesantemente il passo.

Probabilmente il settore del design – almeno quello italiano – si trova in un momento cruciale del proprio ciclo nel quale già si era trovata la moda qualche anno fa: quest’ultima si è trasformata, ricreando per sè stessa un’immagine diversa e per il proprio mercato nuove condizioni e regole. Certo, i segmenti e i parametri sono differenti. In ogni caso, guardando alla moria di aziende e alle condizioni del mercato, le considerazioni principali non possono che andare in due direzioni: apertura e consolidamento della presenza sui mercati internazionali e adeguamento della comunicazione aziendale ai parametri contemporanei. Sembra banale, ma in molti non ce la fanno, almeno guardando in casa nostra.

Tralasciando il discorso relativo alla comunicazione che meriterebbe una parentesi a parte, nell’ottica di esplorazione dei principali mercati esteri sono andato a esporre a Dubai ai primi di novembre con un pool di aziende all’interno di Downtown Design Dubai, mentre a Singapore sono andato a visitare Maison & Objet, alla sua prima edizione in questa città.

Dubai è senz’altro una terra di grandi opportunità e si prepara ad affrontare un periodo di ulteriore sviluppo in conseguenza dell’attribuzione dell’Expo 2020: il mercato ha grandissime disponibilità, ma pur essendo una città internazionale si percepisce la necessità in un certo qual modo di dover riempire un gap importante tra il gusto arabo e l’offerta culturale rappresentata dal design occidentale che non è ancora percepito al meglio di ciò che può esprimere. Un percorso non facile, soprattutto alla luce della complessità dei rapporti relazionali e della difficoltà a penetrare nel tessuto locale, ma Dubai rimane comunque un mercato dal potenziale enorme.

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Per quanto riguarda Singapore ero fortemente incuriosito, avendo vissuto parecchi anni a Shanghai, e la première di Maison & Objet mi sembrava un buon esperimento per testare lo stato di fatto del design internazionale rappresentato in Asia. Singapore mi ha stupito ancora di più, rispetto a Dubai: la percezione generale rispetto al design mi è sembrata molto maggiore e più avanti, in un certo senso: il livello generale dell’architettura contemporanea locale è strepitoso e colpiscono in particolar modo la cura per i dettagli e il livello delle rifiniture, che in generale a Dubai lasciano più a desiderare.

Tutto ciò tralasciando di menzionare la quantità di buildings e grattacieli, scuole, università e gallerie di cui pullula la città, in un continuo rincorrersi di cantieri e nuovi edifici di grandissima qualità. Maison & Objet di suo è partita piuttosto bene: organizzazione corretta, ottimo livello degli allestimenti e della location, forse le categorie merceologiche degli espositori erano un po’ troppo allargate verso l’houseware, il tessile e la cucina, ma per fare una prima edizione con 270 espositori bisogna probabilmente ragionare così. Una trade fair di alto livello ma non direttamente collegata al mondo del design in senso stretto: in ogni caso all’interno della Singapore Design Week sembra esserci ancora molto spazio – e voglia – di crescita.

Interessanti anche alcuni spunti di designer asiatici emergenti o già emersi, come Kenneth Cobonpue che ha ricevuto dagli organizzatori il premio “Designer Asiatico dell’Anno”.

Ottima affluenza, e stando alle voci di corridoio anche parecchie vendite, che poi è il motivo che spinge una azienda a investire 30 o 40 mila euro per andare a fare una fiera all’estero.

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In definitiva, mentre ci rimbocchiamo le maniche per l’imminente Salone del Mobile di Milano, vale la pena rivolgere un pensiero a queste due città per un follow up sull’attività espositiva 2014/2015: considerando che ormai i voli intercontinentali hanno tutti dei costi ben al di sotto del migliaio di euro (e il collegamento Dubai-Singapore con Emirates è operato dagli Airbus 380 – popolarmente detto l’aereo a due piani, altro capolavoro di ingegneria contemporanea che merita un cenno – sarebbe una mancanza non visitare questi due hub che possono offrire nuova linfa alle nostre aziende.

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